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Marco dal Sasso ad Ardea torna protagonista

Il 6 maggio scorso eravamo ad Ardea, a pochi chilometri dalla nostra sede, per un convegno che ci stava particolarmente a cuore. Il tema: come connettere le imprese del territorio per renderle più competitive. Un argomento che in Dal Sasso viviamo sulla pelle ogni giorno.

Marco Dal Sasso, vicepresidente di Impresa e alla guida della nostra azienda, ha aperto la serata con un intervento che è partito da lontano. Da molto lontano.

Tremila anni di storia in tre minuti

Prima di parlare di indotto e strategie, Marco ha voluto ricordare a tutti da dove veniamo. Perché Ardea non è un paese qualunque: è il luogo dove Turno, re dei Rutuli, combatté contro Enea. La città bruciò e dalle sue ceneri si alzò un airone, ardea in latino, che ancora oggi campeggia sullo stemma del Comune accanto alla nave di Enea.

Da quel mito parte una catena diretta: Enea sposa Lavinia, nasce Ascanio, Ascanio fonda Albalonga, e quattrocento anni dopo i suoi discendenti Romolo e Remo fondano Roma. Come ha detto Marco dal palco: “Senza Ardea non c’è Roma.”

Un salto di tremila anni porta agli anni Trenta e alla bonifica della pianura pontina, quando Ardea diventa borgo d’appoggio per i coloni veneti, trentini e romagnoli che ripopolano l’Agro. Tra quei coloni c’era anche la famiglia Dal Sasso. Il podere assegnato dall’Opera Nazionale Combattenti sta ancora lì, a tre chilometri dalla nostra sede attuale.

Da meno di 500 abitanti negli anni Trenta, Ardea è passata a 6.000 nel 1970, quando ottenne l’autonomia comunale da Pomezia, fino agli oltre 53.000 di oggi. Nel 2024 ha ricevuto il titolo di città. Chi la ricorda solo come “la rocca” non si rende conto che, vista dall’alto, l’abitato è ormai più esteso di quello di Aprilia.

I numeri che non ti aspetti

Qui Marco è entrato nel vivo. Ad Ardea operano oltre 4.100 aziende attive, per un fatturato complessivo di oltre 700 milioni di euro l’anno. Micro e piccole imprese per lo più, ma questo non è un limite: in Italia il 92% delle aziende non supera il milione di fatturato, e le multinazionali rappresentano lo 0,04% del totale. È così che funziona il sistema produttivo italiano, e funziona bene: l’Italia è l’ottava economia mondiale, la seconda manifattura d’Europa e il quarto esportatore del pianeta, dopo Cina, Stati Uniti e Germania.

Il Lazio in particolare è la seconda economia tra le regioni italiane e la prima per crescita imprenditoriale. Con sei milioni di abitanti, se fosse una nazione sarebbe la 25ª d’Europa, tra Danimarca e Finlandia. E l’asse Pomezia-Latina rappresenta la spina dorsale del Lazio industriale, con una concentrazione di aziende produttive che lascia pochi alibi a chi dice di non trovare opportunità.

Marco ha mostrato le mappe satellitari della zona: a Pomezia, le industrie e le attività commerciali occupano una superficie che sovrasta di gran lunga quella residenziale. Stesso discorso per Cisterna e per Santa Palomba. Eppure molte di queste aziende non si conoscono tra loro.

Il problema vero: siamo vicini ma scollegati

Ed è qui il punto dell’intero convegno. L’Agro Pontino ha una delle più alte concentrazioni di aziende produttive della regione, ma queste realtà non sono connesse tra loro. Le piccole non sanno chi c’è nel capannone accanto. Le grandi cercano fornitori al nord senza verificare cosa offre il territorio a venti minuti di strada.

Marco lo ha detto chiaramente: conosce tantissime persone di Ardea che lavorano verso Roma e Pomezia, ma pochissime che guardano verso Latina, Cisterna o Aprilia. Eppure quel bacino, meno congestionato della direttrice romana, offrirebbe opportunità concrete sia per chi cerca lavoro che per chi cerca clienti o fornitori.

Le strategie, in concreto

Per le piccole e micro imprese, il messaggio è stato diretto. Concentrarsi su ciò che si sa fare meglio, senza disperdere energie a fare un po’ di tutto. Curare la propria presenza online perché è il primo biglietto da visita: un sito fermo al 2015 e social media abbandonati non aiutano nessuno. E poi uscire dal guscio: contattare direttamente le aziende con cui si vorrebbe collaborare, iscriversi ad associazioni, partecipare a convegni, accettare newsletter. “Se non fate nulla, nulla cambierà” è stata forse la frase più netta della serata.

Per le aziende più grandi, il discorso si ribalta ma non cambia. Un fornitore locale significa tempi certi, costi di trasporto ridotti e la possibilità di aumentare la capacità produttiva senza assumere personale nei momenti di picco. Significa anche non restare con le linee ferme per giorni in attesa che un tecnico arrivi da Vicenza. E se i primi preventivi sembrano troppo alti, vale la pena chiamare e capire perché prima di scartarli: spesso il fornitore ha semplicemente sovrastimato la richiesta.

La nostra esperienza

Dal Sasso opera sull’Ardeatina, un attimo prima della Pontina. Produciamo componenti in plastica e stampi in acciaio per oggetti che le persone usano ogni giorno nelle proprie case, dai vassoi per i robot da cucina a decine di altri componenti per oltre 100 clienti in più di 40 settori diversi. Diamo lavoro a oltre 50 persone, e l’84% del nostro fatturato viene dal Lazio.

Questi risultati non sono arrivati per caso. Sono il frutto di una scelta precisa: capire le potenzialità del territorio e lavorare per esserne parte attiva. Quando qualcuno idealizza il nord o guarda all’estero come unica soluzione, noi rispondiamo con i fatti. Le opportunità qui ci sono, bisogna avere la voglia di cercarle e la costanza di coltivarle.

Il ruolo di Impresa

A chiudere l’intervento è salito sul palco il presidente Olivetti, fondatore della Orsa Informatica, azienda di Ardea attiva da cinquant’anni. Ha ricordato il ruolo dell’associazione Impresa: portare alle istituzioni non solo i problemi delle aziende associate, ma anche le soluzioni. Con un patrimonio di centinaia di imprese che esportano in tutto il mondo, l’associazione è il punto di raccordo tra chi produce e chi amministra.

Perché ci siamo e perché continueremo a esserci

Questo convegno non ha risolto nessun problema. Non era quello l’obiettivo. L’obiettivo era iniziare a parlarne, prendere coscienza che il tessuto produttivo c’è, è forte e ha bisogno di una cosa sola: connessione.

Noi di Dal Sasso in questa connessione ci crediamo. Ci abbiamo costruito un’azienda, e continueremo a lavorare perché diventi la normalità per tutto il territorio.

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